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viaggi di coppia

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Chiunque visiti Parigi si ferma con il nasò all’insù ad ammirare la bellezza di Notre Dame.
Qualcuno si spinge anche dietro alla Cattedrale, nel piccolo parco ombreggiato, a prender fiato nelle giornate di sole cocente.
Pochi attraversano il ponte per raggiungere l’Ile Saint Louis.
E’ la seconda isoletta della Senna, più piccola e – appunto – molto meno affollata.

Quando pensiamo al Marais, ci viene in mente una panchina.
Una panchina in un piccolo parco, un cartoccio di formaggio e una baguette. Sono passati mille anni da quel pranzo: avevamo macinato chilometri a piedi per Parigi e quello era il nostro pranzo. Cercavamo un posto dove sederci a riposare e girando assolutamente a caso siamo capitati – senza nemmeno saperlo – in Place des Vosges.
Ci siamo seduti in quella incredibile, piccolissima oasi di pace, dove l’unico “disturbo” erano i passerotti che venivano a rubare le briciole di pane. Da quella volta, per noi, il Marais è quella piazza. E ogni volta che torniamo a Parigi, la baguette, il formaggio e la panchina sono una tappa immancabile.

Rothenburg è una perla!
Una cittadina che lascia stupiti per il suo fascino.

Talmente incantevole che la sua bellezza lo salvò addirittura dai bombardamenti anglo-americani della seconda guerra mondale. Il fronte alleato si trovava a pochi chilometri dalla cittadina, proprio sulla via verso Norimberga, il quartier generale nazista. Era il 31 marzo 1945 e mancavano pochi giorni alla fine della guerra, ma questo non lo sapeva ancora nessuno.

Questo post non vi racconterà con precisione cosa vedere a San Diego!

Non so neanche perché, proprio San Diego.
Era il primo viaggio oltreoceano e forse per uno di poco più di vent’anni la California è un concetto mitico.

Ecco, un concetto, più che una collocazione geografica!
Nemmeno sapevamo di preciso cosa vedere a San Diego o Los Angeles. Le nostre mete erano in California e questo bastava! Là, nell’estremo sud degli States dove il Messico spinge con forza.

La strada che collega Jaipur ad Agra è lunga e trafficata. Come ormai d’abitudine durante i nostri spostamenti in India, incrociamo e superiamo qualsiasi mezzo di trasporto sia in grado di muoversi. Naturalmente buona parte del traffico è rappresentato dai mezzi a trazione..animale!
Il lungo strato di asfalto diventa terra battuta non appena si entra in qualche paese. Le buche, i carrettini, le vacche, costringono Gjtender, la nostra guida-autista, a slalom decisi e ad incursioni nella corsia sbagliata.

Credo che nel Mondo ci siano Paesi che non possono lasciare indifferenti, nel bene o nel male.
Quei posti che, si dice in modo riduttivo e forse un po’ banale, che si amano o si odiano.
L’India del nord è uno di quelli.
Talmente lontani da noi, dal nostro modo di pensare, dalle nostre abitudini, che ti fanno sentire immediatamente anni luce lontano da casa. Ti fanno sentire diverso e fuori contesto.

Orchha significa “luogo nascosto” e mai come in questo caso il nome è particolarmente appropriato, visto che la cittadina medievale, oltre ad essere immersa in una foresta, è ancora fuori dai più frequentati circuiti turistici.
Questo fa di Orchha un posto dove si incontra l’India più autentica, più placida e rilassata delle grandi città e meno frenetica dei tour mordi e fuggi. E’ l’India dei mercati poveri, dove in mostra sui precari banchetti non ci sono merci per i turisti, ma i colori vegetali per le tinture delle stoffe, la frutta secca, i fiori per le offerte al tempio. Sono frammenti coloratissimi, privilegio per gli occhi di pochissimi stranieri.