Iniziare a raccontare cosa vedere a Johannesburg non è facile. Perche Johannesburg non è una città facile. Megalopoli da oltre otto milioni di abitanti, molti dei quali sotto la soglia di povertà, è una tappa quasi obbligata per chi viaggi nell’Africa sub-sahariana. Il suo hub aeroportuale è infatti uno snodo dove arrivano la maggior parte dei voli europei.

Però purtroppo la sua fama la precede e, una volta arrivati, difficilmente viene smentita. Negli stessi hotel suggeriscono di non uscire la sera e di fare molta attenzione anche di giorno, addirittura evitando anche solo di usare un cellulare per strada! Le premesse non sono state quindi confortanti!

Questo è anche il motivo per cui Jozi è spesso trascurata dai turisti, per mete ben più frequentate come Cape Town o il Kruger Park. Eppure anche Johannesburg offre interessanti spunti storici, artistici e culturali. Per questo abbiamo scelto di visitare la città e il tour si è rivelato molto interessante.

Per farlo, ci siamo affidati ad un tour operator locale, contattato direttamente online. Il giro è organizzato per piccoli gruppi e la guida è molto preparata e coinvolgente. Soprattutto però una parte degli incassi viene utilizzata per progetti di sviluppo delle comunità del difficile quartiere di Soweto.

L’agenzia si chiama MoAfrica Tours e offre una serie di pacchetti giornalieri o per più giorni in tutto il Sudafrica.

Scopriamo ora insieme cosa vedere a Johannesburg in una giornata.

Constitution Hill è il primo luogo che merita di essere visitato a Johannesburg. Racconta un pezzo di storia del Sudafrica, ma ha un grande valore simbolico. Il sito ufficiale lo definisce “il racconto del viaggio del Sudafrica verso la democrazia”.

Cosa vedere a Johannesburg

Il grande edificio era il carcere cittadino, da ben prima del triste periodo dell’Apartheid. Qui vennero rinchiusi, in periodi molto diversi e lontani tra loro, Gandhi, Nelson Mandela e la moglie e altri esponenti del movimento antirazzista sudafricano. Oggi si possono visitare la struttura e le celle, comprese quelle di isolamento nonché capire le difficili condizioni di vita dei carcerati per motivi politici.

Pensate che anche rinchiusi in carcere, i bianchi avevano molti più privilegi dei neri. Un esempio? Nelle celle i prigionieri avevano a disposizione un divano, un materasso e un cuscino, tre coperte, quattro lenzuola, due federe e dei separatori tra i letti per garantire un minimo di privacy. I neri avevano due stuoini e tre coperte.

Dopo la fine dell’apartheid sudafricano, il carcere venne chiuso. Nello stesso luogo si decise di costruire la Corte Costituzionale del nuovo Sudafrica, utilizzando parte dei mattoni del carcere. Un gesto simbolico importante. Quello che fu il luogo di privazione dei diritti di molti innocenti diventa il principale Tribunale del Paese, a massima tutela di quegli stessi diritti negati.

Il secondo luogo simbolo di Johannesburg, nonché quello che maggiormente merita di essere visitato, è il Museo dell’Apartheid. L’inizio della visita, decisamente originale, è già di per sé piuttosto istruttivo. Infatti con il biglietto di ingresso si riceve un cartoncino, distribuito in maniera del tutto casuale, che identifica ogni visitatore come “bianco” o “non bianco”.

Il Museo ha due diversi accessi, per i “bianchi” e per i “non bianchi” e ognuno deve entrare dalla porta riservata alla sua “categoria”. La prima parte del percorso museale è infatti separata. I due lunghi corridoi, gli spazi espositivi, sono separati da grate metalliche che consentono la vista reciproca, ma impediscono ogni possibile contatto e condivisione. Un bell’esempio, decisamente efficace, per far intuire come fosse la situazione del Sudafrica, dal 1948 al 1991. E se ci pensate, la fine dell’apartheid risale veramente a pochissimi anni fa…

Cosa vedere a Johannesburg
Cosa vedere a Johannesburg

Il percorso espositivo del Museo dell’apartheid racconta l’evoluzione di quel periodo attraverso piccoli dettagli della vita quotidiana. Le carte d’identità differenziate con l’indicazione della razza, i cartelli dei bagni per bianchi e per neri, i cartelli stradali o quelli che indicavano i bus per soli bianchi. Insomma, esempi molto chiari delle difficoltà che dovevano sopportare le persone di colore.

Poi si prosegue con la storia, i manifesti di protesta, le lotte interne al Sudafrica. E ancora la soppressione delle ribellioni, fino alla protesta internazionale, le pressioni dell’ONU per far cessare le discriminazioni. Buona parte della mostra è dedicata alle due figure chiave del periodo: Nelson Mandela e l’Arcivescovo anglicano Desmond Tutu. Entrambi furono premi Nobel per la Pace (nel 1993 Mandela e nel 1994 Tutu).

Successivamente alla liberazione di Mandela (nel Museo vedrete il video dell’annuncio nel Parlamento sudafricano) vennero indette le elezioni. Vi parteciparono, per la prima volta, anche i cittadini di colore finora privati dei diritti politici. Il 27 aprile 1994 milioni di cittadini di colore si misero pazientemente in fila per eleggere Nelson Mandela primo Presidente di colore del Sudafrica.

Impressionante una foto di Soweto dall’alto, dove un lunghissimo, infinito serpente fatto di persone pazientemente in fila per votare, esce dai contorni della foto. Difficile da spiegare a parole, dà perfettamente l’idea della voglia di libertà e di partecipazione che animava la popolazione sudafricana.

Il Museo dell’apartheid è una visita decisamente istruttiva, da fare assolutamente, quando passate da Johannesburg.

Altro luogo simbolo di Johannesburg è il quartiere di Soweto. Il nome è l’acronimo di SOuth WEst Township, e la township indica un’area urbana abitativa e lavorativa dov’erano segregate le persone di colore.

Durante il periodo dell’apartheid Soweto fu teatro di violenti scontri con la polizia. Divenne famosa, oltre per il fatto che vi abitava Mandela con la moglie, per alcune rivolte e un brutale omicidio (di cui vi racconteremo tra poco) che fece scatenare le proteste di tutti i Paesi del Mondo.

Cosa vedere a Johannesburg

Oggi Soweto è un quartiere con due diverse anime. La zona più residenziale è un elegante e tranquillo quartiere dove abitano i neri più facoltosi. La Soweto delle case più popolari, invece, soffre ancora una situazione di indigenza e grosse difficoltà educative, oltre che economiche.

Molti enti ed associazioni si stanno impegnando per garantire un’educazione scolastica di base ai tanti bambini e una condizione di vita dignitosa alle famiglie.

Il tour operator MoAfrika collabora con le comunità di Soweto e, nel tour, è prevista anche una tappa tra le strade e le baracche. In questi casi, sinceramente, abbiamo sempre il grande dubbio che possa sembrare un macabro turismo guardone che fotografa i poveri. Qui però è sembrato un modo, attraverso anche una piccola offerta a chi vi accompagnerà, di finanziare seri progetti di crescita e sviluppo.

Cosa vedere a Johannesburg

Sempre nel quartiere di Soweto si trova il Memorial Hector Pieterson. Il nome probabilmente non vi dirà molto, ma la sua foto è una di quelle passate alla storia. Nel 1976 il governo del Sudafrica decise di imporre la lingua afrikaans in tutte le scuole del Paese. Ignorò così il fatto che il 70% della popolazione parlava altre lingue. Questa scelta suscitò le proteste del South African Students Movement che organizzò una manifestazione di protesta proprio in una zona di Soweto.

Per sedare le proteste la polizia sparò sulla folla, colpendo a morte il giovane Hector, non ancora tredicenne. La foto del bambino in braccio ad uno sconosciuto che tentava di portarlo verso l’ospedale, fece rapidamente il giro del Mondo e scatenò le proteste formali di tutti i Paesi.

Nel 2002 a Soweto venne istituito un Memoriale, in ricordo di Hector e di tutte le vittime dell’apartheid. L’esposizione racconta il clima che si respirava, attraverso foto e video dell’epoca.

L’ultimo punto da visitare a Johannesburg è la casa di Nelson Mandela. Si trova a poca distanza dal Hector Pieterson Memorial ed anch’essa ha un grande valore simbolico benchè, di per sé, sia solamente qualche stanza arredata.

Qualche informazione di servizio:

Dove dormire a Johannesburg. Come abbiamo premesso, Jozi non è una città facile e la scelta del quartiere dove alloggiare è fondamentale. Due sono le opzioni con le quali si può andare sul sicuro: Rosebank e Melrose.

Entrambi sono quartieri residenziali e commerciali piuttosto famosi e soprattutto molto tranquilli, dove poter passeggiare con (sempre relativa) serenità. Noi abbiamo scelto Rosebank ed in particolare l’ottimo hotel Southern Sun Rosebank.

La particolarità di Rosebank (e anche di Melrose) è l’alta presenza di locali, ristoranti e vie pedonali molto curate. Ne fanno una zona dove è piacevole camminare prima o dopo un pranzo o una cena.

Rosebank è facilmente raggiungibile dall’aeroporto con mezz’ora di taxi o con il Gautrain. E’ un servizio di metropolitana di superficie che collega l’aeroporto internazionale con il centro di Johannesburg, fino alla vicina Pretoria. Un servizio molto efficiente ed economico, da tenere in considerazione per spostarsi.

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