Trieste è nota per il mare e per il freddo vento di bora, ma forse non tutti sanno che la città custodisce luoghi insoliti e particolarità tutte da scoprire.
Curiosi? Andiamo a conoscerle insieme!
I triestini hanno un legame fortissimo con il mare. Non è raro imbattersi in bagnanti che non rinunciano ad un tuffo anche nelle rigide e terse giornate invernali.

Andare al bagno qui significa recarsi al mare ed è una delle attività preferite.

Barcola è il posto più frequentato dove andare al mare, sia d’inverno che d’estate.
Non aspettatevi però una lunga spiaggia attrezzata con ombrelloni e lettini.
Troverete un largo marciapiede di cemento a ridosso degli scogli, dove i triestini si danno appuntamento per prendere il sole, fare il pic-nic o fare jogging, scambiare quattro chiacchiere e ovviamente fare il bagno.

La vita che voio xe a Barcola su un scoio recita un popolarissimo detto triestino.
(La vita che voglio è a Barcola su uno scoglio)

Cosa vedere a Trieste barcola
Ph. Discover Trieste
Cosa vedere a Trieste barcola
Ph. Anja Cop; Archivio PromoturismoFVG

Molto amata è anche La Lanterna, o Pedocin, l’unico stabilimento balneare in cui è imposta una ferrea separazione tra uomini e donne, che non ammette deroga. L’unica eccezione è ammessa per i bambini, ma solo fino ai 12 anni.
Nato durante il dominio austriaco, è forse l’ultimo del genere rimasto in Europa.

La divisione è rigida ed inizia fin dall’ingresso: un’entrata per gli uomini, una per le donne. Prosegue poi in spiaggia, grazie ad un alto muro bianco a delimitare le rispettive zone, e finisce in acqua: anche il primo tratto di mare è infatti diviso, prima dal muro, poi dalle boe.
Triestini di tutte le età affollano il bagno, soprattutto d’estate.

Il muro occulta la vista, impedisce la socializzazione ma qui non è un ostacolo: è al contrario la difesa di un’intimità e un simbolo di libertà.

Cosa vedere a Trieste La Lanterna
Ph. Massimo Cetin; Archivio Discover Trieste

Sapevate che Trieste, con i suoi 6 comuni e 16 frazioni, è la provincia meno estesa d’Italia?

Villa Opicina è una delle frazioni, dista circa 7 km dal centro città ed è raggiungibile, oltre che su strada, anche con il tram storico.

Se passate per Piazza Oberdan e avete la fortuna di trovarlo in funzione, non perdetevelo per nessuna ragione al mondo! Salite a bordo e preparate la macchina fotografica. Al prezzo di una normale corsa urbana, vivrete un’esperienza mozzafiato e potrete ammirare scorci spettacolari sulla città e sul golfo.Cosa vedere a Trieste

Il tram sembra farsi largo tra un palazzo e l’altro, in un percorso che si snoda prima tra le case del centro e poi si arrampica sul colle, superando un dislivello di oltre 300 m e pendenze impressionanti (fino al 26% in alcuni tratti).

Prima di arrivare a Villa Opicina, merita scendere per una tappa alla fermata dell’Obelisco: da qui partono la strada Napoleonica e numerosi sentieri che si addentrano nella boscaglia, ma soprattutto, affacciandosi dal parapetto, la vista abbraccia l’intera città, il golfo e la costa (italiana prima, slovena poi e infine croata).

NOTA: al momento il servizio è sospeso, ma potrebbe riprendere nel corso dell’anno.Cosa vedere a Trieste obelisco

Se fuori città vi capita di imbattervi in una frasca verde, cioè un ramo d’albero non ancora secco appeso ad un incrocio o all’imbocco di una via, seguitelo!
Vi condurrà dritto dritto ad un’osmiza, un locale dove è possibile acquistare e consumare prodotti locali a vero km zero.

Cosa vedere a Trieste osmiza
Ph. Archivio Discover Trieste

In un ambiente spartano e gioviale, tra panche, tavoloni di legno e tovaglie cerate, è possibile consumare ottimi taglieri di salumi, ma anche formaggi, uova, sottaceti: tutto fatto in casa e accompagnato dall’immancabile vino domacio, cioè casalingo, per l’appunto.

Cosa vedere a Trieste osmiza
Ph. Archivio Discover Trieste

Non è raro che i tavoli siano disposti nei cortili delle abitazioni dei contadini, in mezzo ai prati tra viti e ulivi o sotto ad un pergolato in una terrazza con vista mare.

Anche questa tradizione affonda le sue radici durante la dominazione austriaca. Nel 1784 ai contadini venne infatti concessa la possibilità di vendere direttamente al pubblico i propri prodotti, per periodi di otto giorni consecutivi. Pare infatti che il nome osmiza derivi proprio dallo sloveno osem, cioè otto.

Otto giorni, tanti quanti la frasca appesa impiega normalmente a seccare: ecco perché, se notate una frasca secca, è molto probabile che conduca ad un’osmiza…chiusa!
Ancora oggi infatti le circa 50 osmize disseminate nel Carso triestino aprono per periodi di tempo limitato.
In ogni caso, sul sito www.osmize.com è sempre possibile consultare l’elenco aggiornato di quelle aperte.

Cosa vedere a Trieste osmiza
Ph. Archivio Discover Trieste

Ogni pranzo che si rispetti non può che finire con un buon caffè.

Una vera e propria storia d’amore lega il chicco nero alla città: fin dall’epoca della dominazione austriaca infatti, quando Trieste era il porto dell’impero, in città arrivavano via mare le qualità di caffè più pregiate.

Da qui, lo sviluppo di fabbriche di torrefazione, la nascita dei caffè letterari e la diffusione di una vera e propria cultura del caffè ne sono state la conseguenza diretta.

Tuttora a Trieste hanno sede importanti aziende per la lavorazione del caffè e sopravvivono alcuni locali storici, come il Caffè degli Specchi in Piazza Unità o l’antico Caffè San Marco nei pressi della Sinagoga, solo per citarne alcuni.

Entrare in questi luoghi è fare un tuffo nel passato, tra arredi d’epoca e profumi mitteleuropei. Sedete ad un tavolino, magari lo stesso che più di cent’anni fa hanno occupato Joyce e Saba, e assaporate l’aria solenne e ricca di storia che ancora pervade questi luoghi.

Fatevi tentare da un dolce dal nome e dal sentore d’oltreconfine e accompagnatelo con un buon caffè.

Sbizzarritevi anche a provare le infinite varianti che i triestini hanno saputo inventare: dal capo al goccia, al capo in B, al deca…

Ma ricordate: il caffè a Trieste si chiama “nero” e il cappuccino “caffelatte”!

Testi di Elisa Guerra

Un ringraziamento di cuore a Discover Trieste per averci concesso l’utilizzo delle loro foto.

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