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Tutto nacque dalla follia visionaria di Cristoforo Crespi. L’imprenditore originario di Busto Arsizio aveva viaggiato e visto quali novità stesse portando la rivoluzione industriale nel nord Europa, ma l’idea di un villaggio operaio in Italia era avanti anni luce.

Siamo nella bergamasca di fine Ottocento, nel lembo di terra dove il fiume Brembo incontra l’Adda. Campi e acqua in un’area difficile da raggiungere. In quel periodo non ci sono ponti e solo una strada arriva in questa zona. Campi e acqua. Elementi perfetti per costruire la sua idea. Il suo cotonificio.

È il 1878 quando Cristoforo Benigno Crespi decide di costruire il primo nucleo di quello che diventerà Crespi d’Adda: Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 1995 in quanto intero villaggio operaio meglio conservato del Sud Europa. Crespi porta le sue maestranze da Busto Arsizio e fa costruire il primo reparto di filatura del cotone. Accanto alla prima fabbrica aggiunge tre condomini per gli operai: tre piani su ognuno dei quali vivevano due famiglie.

Accanto alle case serviva però anche un po’ di svago e quindi Crespi pensò subito all’osteria, e poi un albergo per gli ospiti. Casa, lavoro e svago in poche centinaia di metri. Il modo migliore per fidelizzare i dipendenti, ma soprattutto per convincere i contadini della zona ad entrare in fabbrica. Il benessere è garantito dal padrone che offre stipendio, vitto e alloggio e anche un po’ di divertimento nel tempo libero.

Cosa manca ancora? La Chiesa. Anche le anime vanno tutelate e lasciare che gli operai e le loro famiglie camminino per chilometri alla ricerca di un prete è controproducente. Tornano stanchi e sul posto di lavoro non rendono come dovrebbero. Ecco allora che Crespi fa costruire una Chiesa: la copia perfetta di Santa Maria di Busto Arsizio, in onore alle sue origini. Arriva quindi il prete, che risiede stabilmente a Crespi: vitto e alloggio in cambio di tre messe al giorno, per accontentare tutti gli operai alla fine di ogni turno.

La fabbrica intanto cresce e si espande. Crespi importa cotone dal Nord America, dall’Egitto e dall’Asia. Accanto alla filatura nascono i reparti di tessitura e coloratura del cotone, che viene poi portato a Milano e da lì rivenduto nei mercati ricchi: Nord Europa e Nord America.

Anche il villaggio cresce. Crespi è interessato al benessere dei suoi operai, che devono rendere al massimo, ma anche essere soddisfatti del loro lavoro e della loro vita. Accanto alla Chiesa si costruisce quindi la scuola per i figli. Nel piano interrato una grande tipografia stampa libri e materiale scolastico; al primo piano si trova l’asilo, al secondo la scuola elementare e all’ultimo gli alloggi degli insegnanti, scelti e pagati dalla famiglia Crespi. In quegli anni la scuola in Italia era obbligatoria fino a sette anni, ma nella scuola del villaggio i Crespi decisero di renderla obbligatoria fino a nove anni. Libri, lezioni, pasti: tutto era completamente gratuito per le famiglie degli operai.

Anche il medico, l’ambulatorio e l’ospedale, che si trova nel centro del villaggio. C’è addirittura un reparto di radiologia, all’epoca molto raro ma qui molto utile, per diagnosticare le malattie polmonari legate alla respirazione delle polveri di cotone.

Poi ancora i bagni pubblici, una piscina coperta e i lavatoi. Questi ultimi, novità strabiliante in quegli anni, con l’acqua calda. Nel paese ci sono infatti due impianti idrici: uno ricicla l’acqua calda utilizzata in fabbrica e la porta ai lavatoi; l’altro porta l’acqua potabile nelle case. Abitazioni che, nel frattempo, sono diventate sempre più accoglienti e a dimensione familiare: piccole villette con intorno orto e giardino.

Per chi lavorava nel cotonificio era fondamentale respirare aria pulita e stare all’aria aperta. Crespi quindi si ingegna nuovamente. Come far stare all’aperto i propri operai? Con un bel concorso a premi per l’orto e il giardino più belli del villaggio! In palio cibo o denaro e quindi tutti partecipano con grande entusiasmo.

Crespi d'Adda

La casa dei Crespi è enorme, con tanto di torre che sembra un castello. Si trova in riva al canale utilizzato per far funzionare la grande centrale idroelettrica, costruita per alimentare la fabbrica.

Ci vuole metà della portata del fiume Adda per far girare (ancora oggi) le tre enormi turbine. Anche la centrale è visitabile, ma solo alcune domeniche perchè si tratta di un impianto ancora in funzione.

Crespi d'Adda

Una curiosità ci dà la dimensione di quanto fossero avanti i Crespi. La sede dei loro affari era il loro palazzo nel centro di Milano, dove la famiglia viveva la maggior parte dell’anno. Come fare quindi a rimanere in contatto con la fabbrica? Con una delle prime linee telefoniche dirette d’Italia! Il telefono collegava Milano con il villaggio. E ancora oggi se volete chiamare Crespi d’Adda, in Provincia di Bergamo, dovrete comporre il prefisso 02 di Milano. Retaggio della grandezza dei Crespi!

Le strutture delle case sono rimaste ancora le stesse, con giardino davanti e orto sul retro. Così come l’osteria che è ancora un’osteria, e il dopolavoro ha mantenuto il nome diventando un buon ristorante-pizzeria (che vi consigliamo, per un pranzo prima della visita a Crespi d’Adda) mentre la scuola è diventata il centro per i visitatori con un piccolo Museo.

Purtroppo altri edifici sono stati abbandonati: la centrale termoelettrica, i bagni pubblici e il centro medico. Mentre la fabbrica, dopo che l’azienda Crespi fallì nel 1929 a seguito del crollo di Wall Street, passò di mano più volte fino alla definitiva chiusura il 21 dicembre 2003. Il grande orologio all’ingresso della fabbrica è fermo sulle 17 meno dieci, ora in cui si chiusero per sempre i cancelli, dopo oltre centovent’anni di storia.

Ora la fabbrica è stata acquisita da un importante imprenditore bergamasco che, ci auguriamo, riporterà in auge un bel pezzo di Italia. Ci auguriamo anche che si dia sempre maggiore importanza a questo sito Unesco, magari rendendo una delle case visitabili, ricostruendo gli interni di fine Ottocento.

E magari anche ripristinando gli edifici pubblici e una parte della fabbrica. Questo forse è ancora una mancanza, durante la visita a Crespi d’Adda: la ricostruzione degli ambienti come al Fuggerei di Augsburg o al Finlayson di Tampere. Così il percorso sarebbe completo e si avrebbe la percezione totale di quanto fossero lungimiranti gli imprenditori della famiglia Crespi.

Oddio ma cosa avete mangiato?
Questa è una delle più classiche domande appena tornati da un viaggio in giro per il Mondo!
E se poi viaggi con i bambini la variante diventa: “ma i bambini?! Cos’hanno mangiato?
Un po’ come se i bambini, fuori dai confini nazionali senza tortellini, spaghetti e pizza proprio non sapessero come sopravvivere!
Poi spieghi che, alla peggio, esistono i panifici in tutto il mondo, gli animi si rasserenano compiacendosi della sopravvivenza dei nostri figli. E soprattutto rientra immediatamente il rischio di essere segnalati ai servizi sociali!

“Milano vicina all’Europa”
cantava Lucio Dalla nel 1979.
Già allora Milano rappresentava “l’Europa”, ma è soprattutto negli ultimi 5 anni che la città si è sempre più avvicinata alle metropoli europee, in alcuni casi superandole. Forse all’inevitabile prezzo di allontanandosi sempre più dal resto d’Italia…Il quartiere di Milano Isola ne è forse il più chiaro esempio!

Il nostro breve weekend milanese è nato per caso: i bimbi sono dai nonni, rimaniamo a casa da soli e quindi che facciamo? Botta di vita a Milano!
Arriviamo nel pomeriggio in zona Porta Genova con alcune idee ben chiare: shopping in qualche piccolo negozietto alternativo in zona Navigli; aperitivo in uno dei mille localini lungo il Naviglio Grande, cena e dopocena, magari con un po’ di musica, sempre in zona Navigli/Darsena.

Shopping!
Abbiamo deciso di evitare grandi store e marche famose: tra Porta Genova e i Navigli si trovano infatti  moltissimi piccoli negozietti dove curiosare (attività prettamente femminile!!) tra capi alla moda e stravaganze, mentre i mariti/fidanzati possono aspettare ascoltando la musica o osservando il genere umano (senza stupirsi troppo! In fondo, siamo a Milano…!).

Tra le boutique segnaliamo Minuit, in Vicolo dei Lavandari: due stanzette ricavate in un edificio antico, con capi bellissimi con prezzi un po’ sopra alla media ma non folli. Se non volete metter mano al portafoglio, entrate comunque ad osservare i dettagli dell’edificio. Ne varrà comunque la pena!

Arte!
Atelier d’arte, negozi di antiquariato, artisti all’opera che danno sfogo alla creatività; foto antiche color seppia, quadri dai colori accesi, installazioni stravaganti. Curiosate ovunque potete: troverete angoli nascosti di una bellezza inaspettata!

In Alzaia Naviglio Grande 4 si trova l’Associazione Naviglio Grande che propone attività culturali e artistiche per tutti i gusti! Info su www.navigliogrande.mi.it

Aperitivo!
C’è solo l’imbarazzo della scelta!
Sedetevi dove vi pare, dove vi ispira di più, dove vi piace di più la musica…oppure dove trovate posto, visto che i locali sono tutti molto affollati!!!

L’aperitivo alla milanese è diventato un rito, una moda, ma è anche un modo per socializzare immergendosi nelle dinamiche della città più modaiola d’Italia e una delle più all’avanguardia d’Europa.

Si ordina da bere, di solito a prezzo fisso 10 o 15€, e si può usufruire liberamente del buffet. Pasta, riso, verdure, bruschette, salumi…Insomma: si può tranquillamente cenare passando la serata tra vino e chiacchiere.

Noi abbiamo scelto la vineria “Il Vinaccio” su Ripa di Porta Ticinese.

Cena!
Se come noi non volete rinunciare ad una cena, anche in questo caso non avete che l’imbarazzo della scelta: ristoranti etnici, pesce, carne, streetfood…Noi abbiamo optato per una cena tipica milanese! In zona ci sono diverse osterie, alcune delle quali molto antiche. Tutte propongono i classici piatti della cucina milanese e lombarda. Noi abbiamo scelto il Ristotante El Brellin, nel pittoresco vicolo dei lavandai.

Il vicolo conserva ancora gli antichi lavatoi utilizzati dal 1700 fino alla fine degli anni 50.

Accanto ai lavatoi si trovava un’ antica drogheria dove le lavandaie andavano a comprare spazzole e “palton”, una specie di saponetta fatta con cenere, sapone e soda.

(Per la cronaca, il “palton” è ancora in vendita – come souvenir – in un delizioso negozietto di fronte al ristorante).

Proprio i locali di questa antica drogheria sono diventati oggi il ristorante. In un ambiente romantico, con grande attenzione per gli ospiti, vengono proposti piatti della cucina milanese rivisitata con molta creatività. I prezzi sono leggermente superiori alla media, ma l’esperienza vale assolutamente la pena.

Naturalmente abbiamo provato il risotto alla milanese con la salsa di midollo e le vere costolette alla milanese. Ah… E un vinello della Valtellina per favorire la digestione!

Dopocena!
Anche per il dopocena l’offerta è vastissima: si può optare per della musica o più semplicemente per qualche drink. I due Navigli: alzaia naviglio grande e alzaia naviglio Pavese sono molto diversi.

Lungo il primo si trova nel locale più alla moda, più eleganti e dalla fascia di prezzo più elevata. E frequentate da una clientela dall’età media più alta rispetto al secondo. Lungo il naviglio Pavese l’età media si abbassa, i locali hanno uno stile più rockettaro e abbigliamento, pettinature diventano più aggressive e trasgressive!

Dormire!
Per dormire, soprattutto se la serata è improvvisata come la nostra, non ci sono moltissime alternative in zona. Per questo motivo, e anche per il fatto che il giorno successivo avremmo voluto visitare il quartiere Isola, abbiamo optato per gli hotel in zona Stazione Centrale. Si trovano diverse soluzioni e i prezzi oscillano tra i 70 e i 100 € per una camera matrimoniale.

La domenica mattina abbiamo sfruttato un’interessante opportunità offerta dalla regione Lombardia: ogni domenica infatti, dalle 10 alle 18, è possibile salire gratuitamente sulla terrazza panoramica al 39º piano palazzo della Regione.

Da lassù la vista sul bosco verticale, sulla torre Unicredit e su tutto il resto della città di Milano è davvero meravigliosa. Abbiamo poi curiosato nel quartiere isola, dove il bosco verticale e la torre Unicredit tracciano una meravigliosa skyline della nuova Milano. Piazza Gae Aulenti non ha nulla da invidiare a New York… Anzi, per l’avanguardia delle forme dei nuovi edifici, per la ricerca e la bioarchitettura, per l’offerta dei locali e la ricercatezza delle proposte, questa Milano è sicuramente allo stesso livello di New York.

Un paio di informazioni di servizio!

Per arrivare in zona Navigli la fermata della metro è Porta Genova, mentre se arrivate in auto c’è un comodo parcheggio proprio accanto alla stazione ferroviaria. Il costo è di 3€/h o di 25€ per il giornaliero.

Per visitare il Palazzo Lombardia la fermata della metro è Gioia. Le visite iniziano alle 10: vi basterà arrivare qualche minuto prima per riuscire a non trovare lunghissime code.

Aria buona. Ecco il primo aspetto che ci sorprende appena arrivati a Como!
Forse sarà il lago, forse le montagne o magari entrambi questi elementi fanno di Como un posto dove si respira proprio bene!
La fortuna vuole che arriviamo in una tiepida e soleggiata mattina di primavera: l’ideale per passeggiare alla scoperta di quanto di interessante ha da offrire questa tranquilla cittadina.