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Il piccolo villaggio di Blagaj, ha una storia molto antica.
Il fatto che proprio lì si trovi la sorgente carsica del fiume Buna di certo ne ha accresciuto l’importanza, favorendone anche lo sviluppo.
Qui si insediarono prima gli Illiri, poi arrivarono i romani e vi fondarono un importante castrum, tanto che l’imperatore Giustiniano ne fece una cittadella fortificata.

“Non credo che Roberto Baggio sappia che il suo rigore sbagliato ha provocato le lacrime di almeno un piccolo bambino nella Sarajevo sotto assedio”.
Era il 1994 e mentre a Los Angeles l’Italia perdeva la finale mondiale contro il Brasile, l’esercito serbo non dava tregua alla Capitale della Bosnia Erzegovina.
Jasminko Halilovic era un bambino di 6 anni e quell’Italia Brasile è la prima partita di calcio in tv, di cui abbia memoria.

Il bianco è un colore strano.
Simbolo di pulizia, purezza e di candore. Il silenzio della neve,  l’innocenza immacolata dei bambini.
E’ la spiritualità del Paradiso e il freddo dell’eternità. Bianco è il Battesimo e il Matrimonio, nelle culture occidentali. Il lutto e la morte in estremo oriente.
Per la scienza è un non colore. Una mescolanza indistinta di tutti gli altri colori.
Battesimo ad Occidente, morte ad Oriente. Mescolanza estrema, indistinta.

Avete mai pensato come alcune date o alcune località evochino immediatamente immagini drammatiche? Pensate ad esempio a cosa evoca, nell’immaginario collettivo, l’11 settembre…
Per chi ha più di trent’anni, le stesse sensazioni riaffiorano se si pensa a cos’ha significato la guerra in Bosnia e la città di Sarajevo nei primi anni novanta…