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viaggi in famiglia

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Ci sono posti che ancor prima di arrivare, già lasciano presagire quanto ti stupiranno.
Ci sono mari che, mentre li stai attraversando con una piccola barca, prima ti fanno vedere nitidamente i fondali a qualche metro di profondità e poi una voglia incontrollata di tuffarti.
Mari che, già in porto, durante l’attracco si svelano immediatamente, in tutti i loro riflessi turchesi.

Salisburgo è una città che si deve visitare d’inverno. Almeno, secondo noi!
Sarà che l’idea che abbiamo della piccola città austriaca è legata a Mozart, sarà che la associamo alle musiche dei violini e alle voci dei cori che cantano canzoni di Natale. Sarà che ci piace l’idea di trovare riparo dal freddo in una delle mille pasticcerie, davanti ad una fetta di Sacher. O forse le luci degli addobbi e il profumo di zenzero e vin brule…
Sarà, ma quando arriviamo, Salisburgo decide di farci un regalo inaspettato: inizia a nevicare!
E i fiocchi sempre più fitti ci fanno spuntare un sorriso ancora più convinto e tutte le nostre idee sulla città diventano concrete e reali. Salisburgo è una città che ci ispira inverno, calore e coccole.

Se l’isola di São Miguel è caratterizzata dalla vegetazione rigogliosa, dalla flora tropicale magicamente mescolata a quella europea e, in generale, dal dominio della Natura, la sua zona orientale è quella dove la terra (intesa proprio come il sottosuolo!), riserva le maggiori sorprese.

E’ qui che si trovano le sorgenti termali, le pozze d’acqua naturali immerse nella foresta, i ruscelli di acqua fredda che incontrano le acque bollenti, le caldeiras, le piantagioni di the… tutto quanto si possa immaginare in un ambiente in cui l’uomo è davvero solo un piccolo ospite di passaggio.

Due hotel, un ostello e un numero di ristoranti che si contano su due mani.
L’arrivo del traghetto nel piccolo porticciolo, due a settimana da Ponta Delgada nel pieno della stagione turistica, è un evento di grande richiamo: scendiamo sulla banchina, davanti ad una lunga fila di persone appoggiate alle transenne. Molti aspettano qualcuno, ma molti sono lì ad osservare chi arriva.
Più o meno come i pensionati con i cantieri!

Chiunque visiti Parigi si ferma con il nasò all’insù ad ammirare la bellezza di Notre Dame.
Qualcuno si spinge anche dietro alla Cattedrale, nel piccolo parco ombreggiato, a prender fiato nelle giornate di sole cocente.
Pochi attraversano il ponte per raggiungere l’Ile Saint Louis.
E’ la seconda isoletta della Senna, più piccola e – appunto – molto meno affollata.

Quando pensiamo al Marais, ci viene in mente una panchina.
Una panchina in un piccolo parco, un cartoccio di formaggio e una baguette. Sono passati mille anni da quel pranzo: avevamo macinato chilometri a piedi per Parigi e quello era il nostro pranzo. Cercavamo un posto dove sederci a riposare e girando assolutamente a caso siamo capitati – senza nemmeno saperlo – in Place des Vosges.
Ci siamo seduti in quella incredibile, piccolissima oasi di pace, dove l’unico “disturbo” erano i passerotti che venivano a rubare le briciole di pane. Da quella volta, per noi, il Marais è quella piazza. E ogni volta che torniamo a Parigi, la baguette, il formaggio e la panchina sono una tappa immancabile.