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Andrea - Impronte Nel Mondo

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Con il nome di Cinque Terre si identificano cinque splendidi borghi della Riviera ligure, in Provincia della Spezia, che fanno parte di un’area marina protetta, un Parco Naturale Nazionale che è anche Patrimonio Unesco dal 1997. Ma qual è la particolarità che ha reso famosi questi borghi? Il fatto di essere piccoli…anzi, piccolissimi e aggrappati alla roccia. Del resto il territorio della Liguria è tutto stretto tra montagna a strapiombo sul mare. E questi cinque borghi non fanno certo eccezione, anzi…

Per secoli la città di Chioggia è sempre stata una propaggine della grande Venezia. Un po’ ai margini della Serenissima, là a sud dove incombeva il Ducato di Ferrara. E questa condizione, più concettualmente che geograficamente, ha sempre un po’ pesato agli abitanti di Chioggia e li ha sempre un po’ contrariati.

E bisogna anche dire la verità: Venezia non ha mai fatto molto per far cambiare idea ai ciozoti. Anzi, forse li consideravano anche dei fratelli minori, dei cugini un po’ fastidiosi che stanno laggiù, ai confini della Serenissima tra i rami del Grande Fiume e il mare aperto che tanta gloria ha dato al Doge. E poco o nulla, a Chioggia. E questa rivalità, qualche segno tangibile lo ha lasciato!

Perchè proporvi un itinerario a Trapani e dintorni? Fughiamo ogni dubbio. Non ce ne vogliano gli amici siciliani delle altre zone, ma secondo noi la Provincia di Trapani è la più bella di tutta la Sicilia! Ecco, lo abbiamo detto… Forse perché c’è il mare tra i più cristallini che abbiamo mai visto, forse per le città d’arte o per le isole, forse per i tramonti rosa sulle saline…Insomma: un itinerario a Trapani e dintorni accontenta tutti i gusti, ma soprattutto vi lascerà incantati. Iniziamo allora a raccontarvi cosa vedere in 5 giorni.

Se oggi possiamo visitare la Riserva dello Zingaro, uno dei luoghi imperdibili di un itinerario in Sicilia, lo dobbiamo alla tenacia, alla determinazione e forse anche al coraggio di qualche migliaio di siciliani.

Era il 1980 quando in Sicilia decisero di costruire una strada costiera. Avrebbe dovuto collegare Scopello, la piccola frazione di Castellammare del Golfo, con San Vito Lo Capo. Era l’ultima costa Siciliana ancora non percorribile in auto: 7 chilometri lungo i quali sarebbero sorti hotel, villaggi e residenze sul mare. Sarebbero, ma non andò così.

L’ultimo Rais della tonnara di Scopello scrutava le reti a bordo della sua piccola barca verde. La sua deve essere la più piccola delle imbarcazioni, per muoversi più velocemente possibile. Il corpo di guardia, i suoi quattro o cinque uomini più fidati, sono gli unici a potergli rivolgere la parola. Stanno ore ad osservare il fondo del mare, attraverso dei curiosi tubi infilati in acqua, alla cui estremità è sistemato un vetro trasparente. Compito fondamentale, il loro: aspettare l’arrivo dei branchi di tonni e poi contarli. Un nodo su una corda per ogni tonno che passa sotto alle barche.

E’ decisamente riduttivo parlare di cosa vedere ad Amalfi. Perché Amalfi, in Provincia di Salerno non è un luogo. Amalfi è una sensazione. E’ il piacere di percorrere una strada difficile, tortuosa, fatta di curve strette e saliscendi…ma la più pittoresca d’Italia, con scorci sul blu del mare e il verde delle maioliche. Una strada che sembra un dispetto perché i panorami che offre sono di una bellezza struggente, ma chi guida non può distogliere lo sguardo dalla strada. Il blu cobalto, per dispetto.

Prendete un torrente che scorre placido tra gli alberi. Aggiungete un declivio naturale per far scivolare l’acqua. Metteteci un pizzico dell’operosità campagnola del XVII secolo ed otterrete il Molinetto della Croda. Siamo nel Comune di Refrontolo, tra i dolci saliscendi delle colline del Prosecco, Patrimonio Unesco dal 2019. Qui si trova uno degli angoli più incantevoli e sorprendenti della Provincia di Treviso

Ci sono luoghi zeppi di cose da vedere. Luoghi dove correre tra un monumento ed un Museo, dove saltellare su e giù per la metro. Città dove ottimizzare i tempi per vedere più cose possibili per poi scoprire che ne hai viste meno della metà. Ci sono viaggi mordi e fuggi dai quali torni con molte foto, con il contapassi del telefono impazzito e le gambe più stanche di quando sei partito!

Poi c’è Cassis.

Tutto nacque dalla follia visionaria di Cristoforo Crespi. L’imprenditore originario di Busto Arsizio aveva viaggiato e visto quali novità stesse portando la rivoluzione industriale nel nord Europa, ma l’idea di un villaggio operaio in Italia era avanti anni luce.

Siamo nella bergamasca di fine Ottocento, nel lembo di terra dove il fiume Brembo incontra l’Adda. Campi e acqua in un’area difficile da raggiungere. In quel periodo non ci sono ponti e solo una strada arriva in questa zona. Campi e acqua. Elementi perfetti per costruire la sua idea. Il suo cotonificio.

È il 1878 quando Cristoforo Benigno Crespi decide di costruire il primo nucleo di quello che diventerà Crespi d’Adda: Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 1995 in quanto intero villaggio operaio meglio conservato del Sud Europa. Crespi porta le sue maestranze da Busto Arsizio e fa costruire il primo reparto di filatura del cotone. Accanto alla prima fabbrica aggiunge tre condomini per gli operai: tre piani su ognuno dei quali vivevano due famiglie.

Accanto alle case serviva però anche un po’ di svago e quindi Crespi pensò subito all’osteria, e poi un albergo per gli ospiti. Casa, lavoro e svago in poche centinaia di metri. Il modo migliore per fidelizzare i dipendenti, ma soprattutto per convincere i contadini della zona ad entrare in fabbrica. Il benessere è garantito dal padrone che offre stipendio, vitto e alloggio e anche un po’ di divertimento nel tempo libero.

Cosa manca ancora? La Chiesa. Anche le anime vanno tutelate e lasciare che gli operai e le loro famiglie camminino per chilometri alla ricerca di un prete è controproducente. Tornano stanchi e sul posto di lavoro non rendono come dovrebbero. Ecco allora che Crespi fa costruire una Chiesa: la copia perfetta di Santa Maria di Busto Arsizio, in onore alle sue origini. Arriva quindi il prete, che risiede stabilmente a Crespi: vitto e alloggio in cambio di tre messe al giorno, per accontentare tutti gli operai alla fine di ogni turno.

La fabbrica intanto cresce e si espande. Crespi importa cotone dal Nord America, dall’Egitto e dall’Asia. Accanto alla filatura nascono i reparti di tessitura e coloratura del cotone, che viene poi portato a Milano e da lì rivenduto nei mercati ricchi: Nord Europa e Nord America.

Anche il villaggio cresce. Crespi è interessato al benessere dei suoi operai, che devono rendere al massimo, ma anche essere soddisfatti del loro lavoro e della loro vita. Accanto alla Chiesa si costruisce quindi la scuola per i figli. Nel piano interrato una grande tipografia stampa libri e materiale scolastico; al primo piano si trova l’asilo, al secondo la scuola elementare e all’ultimo gli alloggi degli insegnanti, scelti e pagati dalla famiglia Crespi. In quegli anni la scuola in Italia era obbligatoria fino a sette anni, ma nella scuola del villaggio i Crespi decisero di renderla obbligatoria fino a nove anni. Libri, lezioni, pasti: tutto era completamente gratuito per le famiglie degli operai.

Anche il medico, l’ambulatorio e l’ospedale, che si trova nel centro del villaggio. C’è addirittura un reparto di radiologia, all’epoca molto raro ma qui molto utile, per diagnosticare le malattie polmonari legate alla respirazione delle polveri di cotone.

Poi ancora i bagni pubblici, una piscina coperta e i lavatoi. Questi ultimi, novità strabiliante in quegli anni, con l’acqua calda. Nel paese ci sono infatti due impianti idrici: uno ricicla l’acqua calda utilizzata in fabbrica e la porta ai lavatoi; l’altro porta l’acqua potabile nelle case. Abitazioni che, nel frattempo, sono diventate sempre più accoglienti e a dimensione familiare: piccole villette con intorno orto e giardino.

Per chi lavorava nel cotonificio era fondamentale respirare aria pulita e stare all’aria aperta. Crespi quindi si ingegna nuovamente. Come far stare all’aperto i propri operai? Con un bel concorso a premi per l’orto e il giardino più belli del villaggio! In palio cibo o denaro e quindi tutti partecipano con grande entusiasmo.

Crespi d'Adda

La casa dei Crespi è enorme, con tanto di torre che sembra un castello. Si trova in riva al canale utilizzato per far funzionare la grande centrale idroelettrica, costruita per alimentare la fabbrica.

Ci vuole metà della portata del fiume Adda per far girare (ancora oggi) le tre enormi turbine. Anche la centrale è visitabile, ma solo alcune domeniche perchè si tratta di un impianto ancora in funzione.

Crespi d'Adda

Una curiosità ci dà la dimensione di quanto fossero avanti i Crespi. La sede dei loro affari era il loro palazzo nel centro di Milano, dove la famiglia viveva la maggior parte dell’anno. Come fare quindi a rimanere in contatto con la fabbrica? Con una delle prime linee telefoniche dirette d’Italia! Il telefono collegava Milano con il villaggio. E ancora oggi se volete chiamare Crespi d’Adda, in Provincia di Bergamo, dovrete comporre il prefisso 02 di Milano. Retaggio della grandezza dei Crespi!

Le strutture delle case sono rimaste ancora le stesse, con giardino davanti e orto sul retro. Così come l’osteria che è ancora un’osteria, e il dopolavoro ha mantenuto il nome diventando un buon ristorante-pizzeria (che vi consigliamo, per un pranzo prima della visita a Crespi d’Adda) mentre la scuola è diventata il centro per i visitatori con un piccolo Museo.

Purtroppo altri edifici sono stati abbandonati: la centrale termoelettrica, i bagni pubblici e il centro medico. Mentre la fabbrica, dopo che l’azienda Crespi fallì nel 1929 a seguito del crollo di Wall Street, passò di mano più volte fino alla definitiva chiusura il 21 dicembre 2003. Il grande orologio all’ingresso della fabbrica è fermo sulle 17 meno dieci, ora in cui si chiusero per sempre i cancelli, dopo oltre centovent’anni di storia.

Ora la fabbrica è stata acquisita da un importante imprenditore bergamasco che, ci auguriamo, riporterà in auge un bel pezzo di Italia. Ci auguriamo anche che si dia sempre maggiore importanza a questo sito Unesco, magari rendendo una delle case visitabili, ricostruendo gli interni di fine Ottocento.

E magari anche ripristinando gli edifici pubblici e una parte della fabbrica. Questo forse è ancora una mancanza, durante la visita a Crespi d’Adda: la ricostruzione degli ambienti come al Fuggerei di Augsburg o al Finlayson di Tampere. Così il percorso sarebbe completo e si avrebbe la percezione totale di quanto fossero lungimiranti gli imprenditori della famiglia Crespi.

E davvero possibile mangiare a Londra spendendo poco? No. Rassegnatevi. Quindi il post è finito? No, dai. Ragioniamo un attimo insieme. Londra è una città cara per gli standard e il tenore di vita italiano, non c’è dubbio. Però è una città che da un punto di vista culinario può dare enormi soddisfazioni. La cucina inglese non è certo la migliore al Mondo, ma quello che potete fare a Londra è sbizzarrirvi con le proposte etniche, praticamente da ogni angolo del pianeta. Ma torniamo al tema del post: mangiare a Londra spendendo poco. Si può fare?