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Andrea - Impronte Nel Mondo

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La Grande Montagna è sempre lì. Si fa vedere da ogni angolo, anche in lontananza.
Salire sul Monte Bianco è una tentazione irresistibile.
L’uomo da sempre ha desiderato andare su. In cima, per guardare oltre, per guardare giù, per vedersi più vicino al cielo.
E’ un richiamo irresistibile quello della montagna: superare i propri limiti, andare oltre le proprie possibilità.
Portare fin lassù una corda d’acciaio e costruirci una funivia. Una follia. Era il 1941, la prima volta.

Saint Rhemy è il primo borgo che i pellegrini incontravano, entrati in Italia.
E doveva essere un incontro che ridava luce ai sorrisi dei viandanti, visto che per arrivare fin qui era necessario attraversare il terribile Colle del Gran San Bernardo.
Da qui entra in Italia la Via Francigena: la strada che dalla Cattedrale londinese di Canterbury portava i pellegrini a Roma, attraversando la Francia e la Svizzera.

La storia di Siro è meravigliosa come il suo rifugio!
Siamo seduti su una delle panche del Rifugio Mont Fallere, quando Siro inizia a raccontarsi.
Siamo arrivati qui dopo due ore di camminata, a tratti semplice e dolce, a tratti arrancando in salita tra le pietre.
Il fatto è che quando si arriva ad un rifugio, lo sguardo si perde tra i picchi in lontananza e ogni sforzo viene ampiamente ripagato. Anche i più piccoli, riluttanti alle fatiche scelte per loro dai genitori, proprio non ce la fanno a protestare tanta è la meraviglia!

Trieste è nota per il mare e per il freddo vento di bora, ma forse non tutti sanno che la città custodisce luoghi insoliti e particolarità tutte da scoprire.
Curiosi? Andiamo a conoscerle insieme!
I triestini hanno un legame fortissimo con il mare. Non è raro imbattersi in bagnanti che non rinunciano ad un tuffo anche nelle rigide e terse giornate invernali.

Girocastro è un antico bazar che sa di Oriente.
E’ un vecchio caravanserraglio e un piccolissimo caffè che profuma di secoli lontani.
Raccontare cosa vedere a Girocastro sarebbe riduttivo: qui è l’atmosfera che va respirata, tra le strette vie dell’antico mercato e le leggende consumate tra le mura del castello.
Bisogna passeggiare, senza fretta e senza uno scopo preciso, osservando le case tradizionali con i tetti in pietra. Bisogna sedersi ad un tavolino accanto al sorriso di anziani uomini dai silenzi infiniti, come i caffè polverosi dal sapore d’impero ottomano.

Qualche “post fa” avevamo iniziato un ideale giro d’Italia ad alto tasso di calorie, di regione in regione per un tour gastronomico tra la cucina tipica italiana!
Avevamo iniziato tra canederli, spritz e frico a nordest per fermarci poi davanti ad una invitante sbrisolona in Lombardia. Qui trovate il primo post della serie “Eh, ma come si mangia in Italia…”!

Oddio ma cosa avete mangiato?
Questa è una delle più classiche domande appena tornati da un viaggio in giro per il Mondo!
E se poi viaggi con i bambini la variante diventa: “ma i bambini?! Cos’hanno mangiato?
Un po’ come se i bambini, fuori dai confini nazionali senza tortellini, spaghetti e pizza proprio non sapessero come sopravvivere!
Poi spieghi che, alla peggio, esistono i panifici in tutto il mondo, gli animi si rasserenano compiacendosi della sopravvivenza dei nostri figli. E soprattutto rientra immediatamente il rischio di essere segnalati ai servizi sociali!

La storia del “bisso galeto” era una delle protagoniste dei filò.
Un animale strano e pauroso con la sua coda di serpente e il corpo di un galletto, con il suo sguardo velenoso che uccide chiunque lo tocchi o semplicemente lo guardi.
Clima rigido da queste parti. Le famiglie vivevano nelle case in sasso tipiche della Valpolicella e d’inverno, in epoche in cui la televisione era un’invenzione ancora lontana, si radunavano nelle stalle, tutti sdraiati sul fieno a farsi scaldare dal fiato degli animali.