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viaggi di coppia

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Chiunque visiti Parigi si ferma con il nasò all’insù ad ammirare la bellezza di Notre Dame.
Qualcuno si spinge anche dietro alla Cattedrale, nel piccolo parco ombreggiato, a prender fiato nelle giornate di sole cocente.
Pochi attraversano il ponte per raggiungere l’Ile Saint Louis.
E’ la seconda isoletta della Senna, più piccola e – appunto – molto meno affollata.

Quando pensiamo al Marais, ci viene in mente una panchina.
Una panchina in un piccolo parco, un cartoccio di formaggio e una baguette. Sono passati mille anni da quel pranzo: avevamo macinato chilometri a piedi per Parigi e quello era il nostro pranzo. Cercavamo un posto dove sederci a riposare e girando assolutamente a caso siamo capitati – senza nemmeno saperlo – in Place des Vosges.
Ci siamo seduti in quella incredibile, piccolissima oasi di pace, dove l’unico “disturbo” erano i passerotti che venivano a rubare le briciole di pane. Da quella volta, per noi, il Marais è quella piazza. E ogni volta che torniamo a Parigi, la baguette, il formaggio e la panchina sono una tappa immancabile.

Rothenburg è una perla!
Una cittadina che lascia stupiti per il suo fascino.

Talmente incantevole che la sua bellezza lo salvò addirittura dai bombardamenti anglo-americani della seconda guerra mondale. Il fronte alleato si trovava a pochi chilometri dalla cittadina, proprio sulla via verso Norimberga, il quartier generale nazista. Era il 31 marzo 1945 e mancavano pochi giorni alla fine della guerra, ma questo non lo sapeva ancora nessuno.

La strada che collega Jaipur ad Agra è lunga e trafficata. Come ormai d’abitudine durante i nostri spostamenti in India, incrociamo e superiamo qualsiasi mezzo di trasporto sia in grado di muoversi. Naturalmente buona parte del traffico è rappresentato dai mezzi a trazione..animale!
Il lungo strato di asfalto diventa terra battuta non appena si entra in qualche paese. Le buche, i carrettini, le vacche, costringono Gjtender, la nostra guida-autista, a slalom decisi e ad incursioni nella corsia sbagliata.

Credo che nel Mondo ci siano Paesi che non possono lasciare indifferenti, nel bene o nel male.
Quei posti che, si dice in modo riduttivo e forse un po’ banale, che si amano o si odiano. Talmente lontani da noi, dal nostro modo di pensare, dalle nostre abitudini, che ti fanno sentire immediatamente anni luce lontano da casa. Ti fanno sentire diverso e fuori contesto.

Orchha significa “luogo nascosto” e mai come in questo caso il nome è particolarmente appropriato, visto che la cittadina medievale, oltre ad essere immersa in una foresta, è ancora fuori dai più frequentati circuiti turistici.
Questo fa di Orchha un posto dove si incontra l’India più autentica, più placida e rilassata delle grandi città e meno frenetica dei tour mordi e fuggi. E’ l’India dei mercati poveri, dove in mostra sui precari banchetti non ci sono merci per i turisti, ma i colori vegetali per le tinture delle stoffe, la frutta secca, i fiori per le offerte al tempio. Sono frammenti coloratissimi, privilegio per gli occhi di pochissimi stranieri.

Ciò che in un viaggio ci dà più soddisfazione, fino a rappresentare il senso stesso del partire, è andare sempre a guardare “dietro l’angolo”, è conoscere ed interagire con le persone diverse, con diverse abitudini, culture e tradizioni.

Nei nostri viaggi abbiamo sempre cercato contatti con la gente, con chi un luogo lo vive ogni giorno e ti può così raccontare qualche aneddoto sconosciuto o, più semplicemente, il suo punto di vista. E così, abbiamo sempre condiviso storie, stretto mani e abbracciato bambini…tantissimi bambini, spesso sporchissimi e sorridenti!

Avvertenza per chiunque legga questo post!
Le righe che seguono non vogliono essere una guida della città asiatica, né contengono suggerimenti o riferimenti precisi a monumenti, arte o storia della Thailandia.
Il post nasce sfogliando un vecchio album di foto cartacee… si tratta di ricordi, di semplici immagini, di qualche emozione.
Come quando, appunto, sfogliando un vecchio album ti si apre un sorriso ed esclami “ti ricordi, quella volta…?!” E i ricordi sono sparsi, senza un preciso filo logico; imprecisi e disordinati…del resto il mio viaggio a Bangkok è quasi “maggiorenne”!