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La strada che collega Jaipur ad Agra è lunga e trafficata. Come ormai d’abitudine durante i nostri spostamenti in India, incrociamo e superiamo qualsiasi mezzo di trasporto sia in grado di muoversi. Naturalmente buona parte del traffico è rappresentato dai mezzi a trazione..animale!
Il lungo strato di asfalto diventa terra battuta non appena si entra in qualche paese. Le buche, i carrettini, le vacche, costringono Gjtender, la nostra guida-autista, a slalom decisi e ad incursioni nella corsia sbagliata.

Credo che nel Mondo ci siano Paesi che non possono lasciare indifferenti, nel bene o nel male.
Quei posti che, si dice in modo riduttivo e forse un po’ banale, che si amano o si odiano. Talmente lontani da noi, dal nostro modo di pensare, dalle nostre abitudini, che ti fanno sentire immediatamente anni luce lontano da casa. Ti fanno sentire diverso e fuori contesto.

Orchha significa “luogo nascosto” e mai come in questo caso il nome è particolarmente appropriato, visto che la cittadina medievale, oltre ad essere immersa in una foresta, è ancora fuori dai più frequentati circuiti turistici.
Questo fa di Orchha un posto dove si incontra l’India più autentica, più placida e rilassata delle grandi città e meno frenetica dei tour mordi e fuggi. E’ l’India dei mercati poveri, dove in mostra sui precari banchetti non ci sono merci per i turisti, ma i colori vegetali per le tinture delle stoffe, la frutta secca, i fiori per le offerte al tempio. Sono frammenti coloratissimi, privilegio per gli occhi di pochissimi stranieri.

La strada che collega Jaipur ad Agra dovrebbe essere una grande arteria a scorrimento veloce, ma spesso inciampa nei piccoli villaggi di baracche, banchetti colorati, vacche e bambini vocianti. Diventa quindi uno sterrato polveroso che costringe a slalom tra le buche e ad abbandonare l’idea di fare in fretta. In India non si fa nulla in fretta. E’ un concetto non contemplato. Del resto, chi crede nell’eterna reincarnazione, come può avere innato il concetto di fretta?

Ciò che in un viaggio ci dà più soddisfazione, fino a rappresentare il senso stesso del partire, è andare sempre a guardare “dietro l’angolo”, è conoscere ed interagire con le persone diverse, con diverse abitudini, culture e tradizioni.

Nei nostri viaggi abbiamo sempre cercato contatti con la gente, con chi un luogo lo vive ogni giorno e ti può così raccontare qualche aneddoto sconosciuto o, più semplicemente, il suo punto di vista. E così, abbiamo sempre condiviso storie, stretto mani e abbracciato bambini…tantissimi bambini, spesso sporchissimi e sorridenti!

La città di Khajuraho è una tappa obbligata per tutti i viaggiatori nel nord dell’India.
Vi si trova infatti un’area archeologica  di indubbio interesse storico artistico, con i famosi templi che raffigurano, con statue finemente scolpite, le posizioni del kamasutra.
La Khajuraho che vogliamo però raccontarvi, è quella dei suoi abitanti e delle loro case. Quella che sfugge ai turisti organizzati…